<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Fausto Melloni &#187; Sebastiano</title>
	<atom:link href="https://www.faustomelloni.it/author/sebastiano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.faustomelloni.it</link>
	<description>La bellezza salverà il mondo (Dostoevskij)</description>
	<lastBuildDate>Mon, 11 May 2015 19:23:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.37</generator>
	<item>
		<title>BUONA LA PRIMA</title>
		<link>https://www.faustomelloni.it/buona-la-prima/</link>
		<comments>https://www.faustomelloni.it/buona-la-prima/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 May 2015 18:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.faustomelloni.it/?p=77</guid>
		<description><![CDATA[Mi piace curiosare qui all&#8217;Oasi, lungo i vialetti degli orti, mentre il primo sole di questa primavera fresca comincia a&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piace curiosare qui all&#8217;Oasi, lungo i vialetti degli orti, mentre il primo sole di questa primavera fresca comincia a scaldare i nostri giacconi e, subito dopo, le nostre vecchie ossa di pensionati.</p>
<p>Qualcuno rogna, non si capisce contro chi, qualcun altro tace, in entrambi i casi conviene andare oltre per non imbattersi in questioni spinose.</p>
<p>Eccolo finalmente quello giusto col suo giaccone militare. Eccolo che mi accoglie con un sorriso largo: <em>“In piedi così presto, presidente?”</em> Non sono abituato a sentirmi chiamare così. Mi giro per vedere a chi sta parlando: non c&#8217;è nessuno, ce l&#8217;ha proprio con me.</p>
<p>Rispondo la prima cosa che mi viene in mente, la solita cosa che dico a tutti, noi vecchi siamo così.</p>
<p><em>“Presto sarà per lei</em> – dico <em>-io sono in piedi dalle cinque.”</em></p>
<p><em>“Brutti pensieri?”</em></p>
<p><em>“Niente brutti pensieri, solo insonnia”</em>. E’ il mio solito disco, ma lui non lo sa, non ci conosciamo</p>
<p><em>“Capita anche me, sono i pensieri</em> &#8211; fa lui &#8211; <em>anzi il fatto proprio di <strong>non </strong>avere pensieri. Fra poco mi alzo</em>, penso, <em>prendo il mio bel caffè e fumo la prima sigaretta, poi piano piano mi avvio verso Bagnella, a piedi che al mattino fa bene: c’è l’orto qui che m&#8217;aspetta.”</em></p>
<p><em>“Bravo, qual è il problema?”</em></p>
<p><em>“Glielo ho detto, nessun problema. Potrei restare a dormire un&#8217;altra oretta, ma non ci riesco. Il nipote che cerca lavoro e non lo trova. Il genero lasciato a casa dall&#8217;oggi al domani. E io con la mia pensione sicura, non un granché, ma mi basta. La salute, se Dio vuole, c’è, l’orto qui che mi aspetta. Non mi crederà, mi tocca di alzarmi: non mi sento a posto.”</em></p>
<p>Rimango di sasso. Ho sentito tanta gente lamentarsi, qui agli orti, in più di 30 anni. Gente che se la prende per una zucca tagliata, magari per dispetto, o per un pomodoro scomparso.</p>
<p>Uno che se la prende perché si considera fortunato,<em> troppo</em> fortunato rispetto ad altri e per questo non riesce a dormire l’ora più bella, quella del mattino presto, non l’avevo ancora sentito. Mi è venuto da pensare allora che il buono in tante persone c&#8217;è.</p>
<p>C&#8217;è tanto di buono in moltissime persone ma non viene mai fuori perché ci si vergogna a farli, i discorsi come questo dell’insonnia da eccesso di fortuna. Come si fa, fra tante proteste e tanti malumori, anche gratuiti, anche immotivati, come si fa a dire <em>“Non riesco a riprendere sonno al mattino perché ci sono troppe persone meno fortunate di me?”</em></p>
<p>Non so cosa dirgli, mi sento a disagio. Posso dirgli “Non si faccia sangue cattivo, non è mica colpa sua” Posso dirgli “Si giri dall&#8217;altra parte e pensi a dormire” Allora taglio corto e nell&#8217;andarmene gli faccio: <em>“Qualcosa si può sempre fare quando c&#8217;è la salute.” </em>E’ la prima cosa che mi viene, è un po&#8217; sciocca ma è la prima.</p>
<p>Sono già avanti un pezzo: mi giro, è ancora là, immobile nel suo giaccone militare, in piedi in mezzo al suo orto che guarda verso di me.</p>
<p><em>“E domattina?”</em> mi fa di lontano.</p>
<p><em>“Domattina ci pensi e poi ne riparliamo.”</em></p>
<p>Mi è venuta così, la prima.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.faustomelloni.it/buona-la-prima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Comandante</title>
		<link>https://www.faustomelloni.it/il-comandante/</link>
		<comments>https://www.faustomelloni.it/il-comandante/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 May 2015 13:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.faustomelloni.it/?p=52</guid>
		<description><![CDATA[Ai lettori svegliardi e non Ho scritto queste note a commento del film &#8220;Il Comandante&#8221;, più di trent&#8217;anni dopo la&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ai lettori svegliardi e non</strong></p>
<p>Ho scritto queste note a commento del film &#8220;Il Comandante&#8221;, più di trent&#8217;anni dopo la sua comparsa sugli schermi, collocandomi sfacciatamente dalla parte degli uomini.</p>
<p>Di tutti quegli uomini deviati dal successo in carriera che un brutto giorno, al momento del pensionamento, dovranno rientrare in famiglia e non saranno accolti come Ulisse, secondo Omero, venne accolto al rientro della sua ventennale &#8220;carriera&#8221; di avventuriero giramondo e dongiovanni.</p>
<p>Mi dà una certa malinconia pensare all&#8217;accoglienza che le donne potrebbero riservare a questo libretto, se decidessero di leggerlo: soltanto il pensiero di averne qualcuna ostile mi atterrisce.</p>
<p>Perché io amo le donne, si può dire più di me stesso, non vorrei vivere in un mondo senza i sorrisi e la dolcezza delle donne. Se dovessero dirmi: puoi salvare del mondo una cosa soltanto, non penserei mai al Duomo di Milano, al Grand Canyon o alla Tour Eiffel. Direi senza ombra di dubbio: una donna. La penso come il vecchio Adamoe sarei disposto, come lui, a sacrificare una costola, all&#8217;occorrenza. Ci sono tuttavia dei doveri pietosi da compiere anche verso i maschi, &#8211; doveri che gli autori di successo si guardano bene dall&#8217;affrontare e fanno bene.</p>
<p>Come puoi pensare di offrire comprensione alla razza più antipatica della terra, quella degli arrampicatori, spesso superbi, prepotenti e presuntuosi, si-n/a dover poi fare i conti quando torni a casa?</p>
<p>Ecco allora che questa scomoda incombenza deve prendersela uno come me, un uomo d&#8217;insuccesso,che può anche infilarsi in un vespaio, tanto nonha nulla da perdere.</p>
<p>Da trent&#8217;anni mi occupo di vecchi, non per mestiere ma per passione. Il mio sogno è sempre stato quello di vederli realizzare i loro sogni, vincendo le loro pigrizie e prudenze e il pregiudizio degli altri. Qualche volta ci sono riuscito, insieme a loro, ai vecchi, ed è stata per tutti una grande gioia. Molte altre no, e sono state sconfitte, le stesse che mi autorizzano a presentarmi oggi come uomo di insuccesso. Uno che è invecchiato, a sua volta, dietro a un&#8217;utopia senza imparare mai la lezione, ottuso e testardo come un pugile suonato. E con immutata ostinazione mi applico a fare questa cosa, che verrà giudicata senza capo né coda, senza gusto e senza stile, piena soltanto di moralismo e supponenza.</p>
<p>Lo so già, so cosa rischio. E lo faccio lo stessoperché c&#8217;è una categoria così distratta, le persone di successo, che se non parli chiaro e forte con rulli di tamburo e squilli di trombe, quelli non ti ascoltano. E finiscono male, io lo so, come il generale Cavalli, e alla fine ti dicono &#8220;noi non sapevamo nulla&#8221; oppure &#8220;se qualcuno ci avesse aperto gli occhi&#8230;&#8221;.</p>
<p>Sono qui per questo. Se c&#8217;è una cosa che non si dovrebbe mai fare, pena il rischio di pagare dei conti salati, è dire in faccia alle persone le cose spiacevoli che pensiamo di loro. Non si può farlo con i parenti, né con gli amici, né con i figli, anche se nessuno, in questo caso, può dubitare della nostra buona fede.</p>
<p>Figuriamoci con gli estranei.</p>
<p>La sincerità urlata non è gradita e non è neppure di moda, poteva esserlo al tempo di certi proclami perentori e un po&#8217; retorici.</p>
<p>Oggi anche i sentimenti non si enunciano brutalmente, non soltanto le idee e gli ammonimenti. Si cerca l&#8217;allusione simpatica, l&#8217;ammiccamento furbo, la battuta intelligente. Si cerca di dargli oggettività in qualche modo e in qualche forma decorosa. Mai con l&#8217;altoparlante, mai senza un velo di schermo.</p>
<p>Cosi finisce spesso che i messaggi più utili, quelli concepiti per mettere in guardia, si disperdono nel rumore e nella disattenzione.</p>
<p>Questo rischio non voglio correrlo. A costo di sentirmi le mie, voglio dire chiaro e forte agli uomini di successo, soprattutto a quelli inseriti in unaqualche gerarchia, che la fine del lavoro può arrivare e trovarli impreparati. E che finire, sopportato amalapena dalla famiglia, sulle rive di un laghetto a giocare con dei modellini di barchette, come Toto nel finale del film, è un destino triste.</p>
<p>Un destino che tocca soprattutto agli uomini che hanno investito tutto sulla carriera: ma non solo e non tutti per sfrenata ambizione personale. Tanti sono stati sedotti dall&#8217;illusione di essere capiti e addirittura sostenuti dalle famiglie in questo loro delirio di potenza.</p>
<p>&#8220;L&#8217;ho fatto per te&#8221;, dice il generale Cavalli allamoglie, che ormai irrimediabilmente lo rifiuta e lo disprezza.</p>
<p>Questi consigli sono pensati per loro, per i ma­schi sbadati e prepotenti, ancora in carriera. Perché si fermino un attimo a riflettere prima che sia tardi.<a href="http://www.faustomelloni.it/wp-content/uploads/2015/05/Lunari-001.jpg"><img class=" size-full wp-image-53 alignright" src="http://www.faustomelloni.it/wp-content/uploads/2015/05/Lunari-001.jpg" alt="Lunari 001" width="352" height="212" /></a></p>
<p>E se questo è un atteggiamento maschilista op­pure un canto di nostalgia per tutto quello che era­vamo, per le nostre donne, e per tutto quello che abbiamo sciupato con insensata sbadataggine fino a ridurle, a volte, un grumo di risentimento, lo diran­no le lettrici.</p>
<p>E il loro giudizio, ancora una volta, sarà senza appello.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.faustomelloni.it/il-comandante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una Polizza da Cani</title>
		<link>https://www.faustomelloni.it/una-polizza-da-cani/</link>
		<comments>https://www.faustomelloni.it/una-polizza-da-cani/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 May 2015 11:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.faustomelloni.it/?p=44</guid>
		<description><![CDATA[Sono un basset-hound nato in Italia da genitori britannici, mite, tollerante, buono da caccia e da compagnia non disdegnando, all&#8217;occasione,&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un basset-hound nato in Italia da genitori britannici, mite, tollerante, buono da caccia e da compagnia non disdegnando, all&#8217;occasione, le incombenze della riproduzione. Il mio nome, nonostante le ascendenze è, ironia, semplicemente Pippo. Sono un cane di razza purissima ma in questo non ho — lo riconosco — alcun merito. Debbo dire — anzi — che spesso la cosa mi disturba. Soffro della mia impeccabile posizione genetica, per esempio, nei rapporti con una cockerina tutto pepe che vive presso la ferramenta all&#8217;angolo della mia strada. È disinvolta, la bella creatura, e non si angustia minimamente delle larghe vedute che deve aver avuto la sua mamma, in fatto di razza, e forse anche la sua nonna. Sorride lei, sorride sempre e strizza l&#8217;occhio, sicché io, passando e ripassando davanti alla ferramenta, mi vengo a sentire assai spesso molto male, sapete com&#8217;è, specialmente di primavera.</p>
<p>Una volta, una volta sola, prendo il coraggio a due zampe, agguanto i miei certificati e corro da lei deciso a tutto. Spirava un venticello galeotto giù dalle colline che mi dico &#8220;stavolta o mai più&#8243;. Be&#8217;, quando stavo per concludere e c&#8217;erano da vincere ormai solo le ultime resistenze, cos&#8217;è che faccio? Le snocciolo sotto il naso il pedigree e gli altri certificati, che si dia una regolata, cosa devo fare?<br />
E lei, cosa pensate che faccia lei? Lei a ridere, a ridere come una pazza sconsiderata che l&#8217;hanno sentita tutti i cani del vicinato. E sono corsi lì, tutti. E vi lascio immaginare la figura. Certe cose fanno male, credetemi, se poi ti ritrovi quella faccia da tontolone che la razza ti assegna, si soffre ancora di più. Non ci furono ossi, quella volta, capaci di consolarmi.<br />
La padrona, che quanto a cuore ha un cuore d&#8217;oro, intuisce il momento difficile e mi fa &#8220;&#8230; e noi andiamo a farci una bella polizza, coraggio Pippo&#8221;.</p>
<p>Entriamo in agenzia e ci sediamo ad aspettare. Discutevano animatamente su una questione di bonus-malus, là dentro, uno meno esperto di me avrebbe detto che abbaiavano. Non capivo tutto perché in latino non sono gran che forte, ma non ero il solo a non capire. Quando arrivò il nostro turno ci fu un brutto momento per la mia padrona che dovette dichiarare reddito, affitto, progetti, abitudini di vita e, credo, anche circonferenza ai fianchi e al torace. (Elementi che la mia padroncina sarebbe stata desiderosa di fornire, come numero di telefono e, possibilmente, un piccolo appuntamento; non le furono richiesti). Alle sue timide proteste, il produttore affabilmente le fece notare: &#8220;Signorina, guardi che Lei in questo modo entra a far parte della élite ristretta dei proprietari di cani assicurati: persone della massima correttezza. Finora abbiamo solo l&#8217;Ambrogio Fogar&#8221;.<br />
Al pensiero di Armaduk ebbi un lungo brivido, non saprei se di commozione o di freddo.<br />
Capii che stavo entrando nell&#8217;olimpo dei VID (Very Important Dogs) e che, se fossi stato molto bravo, un giorno avrei potuto dar luogo addirittura all&#8217;emissione di una polizza italiana.<br />
Si presentò in agenzia un dobermann collerico con la sua padrona per stipulare una R.C. Terzi, ma a questo punto neanche lo guardai: ramo povero, rischio di seconda categoria.</p>
<p>Ma qui viene il momento più brutto di tutta la trattativa, roba che è passata una settimana ma non riesco ancora a riprendermi. Il produttore (che credevo persona costumata ma sbagliavo; fanno bene a mandarli via tutti) comincia ad infilare una serie di domande trabocchetto, su quel problema che sapete, da lasciarmi di sasso. E i doppi sensi? Vi raccomando i doppi sensi! Parole come &#8220;tasso&#8221; e &#8220;copertura&#8221; hanno un significato preciso nel linguaggio assicurativo: così, almeno, ho sempre creduto. Provate a vedere i punti 13 usque 15 della proposta mod. B/13 e ditemi se un povero basset-hound deve mettere in piazza tutto per ottenere una copertura (pardon, una garanzia) assicurativa.<br />
Dopo le foto e le firme (per non perdere l&#8217;abitudine della doppia firma, mi hanno fatto firmare la polizza con la zampa destra e con la zampa sinistra) l&#8217;affare fu concluso e ce ne andammo.<br />
Ero un cane assicurato, finalmente, il solo della città. Credo immaginiate cosa significa. In breve tempo la notizia avrebbe fatto il giro del quartiere, così preferii darmi ammalato per qualche giorno, credo possiate comprendermi.<br />
Quando una settimana dopo ho trovato la forza di uscire mi sono incamminato lentamente e con grande prudenza per la strada dirigendomi verso la ferramenta sull&#8217;altro marciapiede.<br />
C&#8217;era.<br />
Davanti alla ferramenta la piccola sciagurata c&#8217;era. Stava parlando con un bastardone dal pelo logoro e scomposto. Sciupatissimo. Sembravano felici. Anche lei sembrava felice. Soltanto per un attimo pensai di attraversare e di schiaffarle sotto il naso la polizza, ma poi mi trattenni. Mentre mi allontanavo non potei fare a meno di compatirli: erano entrambi scoperti di assicurazione.<br />
E forse, a meno dell&#8217;intervento di un broker, non avrebbero mai potuto coprirsi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.faustomelloni.it/una-polizza-da-cani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
